domenica 29 aprile 2012

25 APRILE 2012 - Ricordarsi di ricordare, sempre. Intervento del Segretario Atos Benaglia


Ricordarsi di ricordare, sempre.

Benvenuto a tutte le antifasciste e a tutti gli antifascisti presenti in questa piazza, che non a caso si chiama piazza dei Martiri .

Siamo qui per festeggiare assieme la festa della Liberazione e onorare la Resistenza .

Bisogna ricordarsi di ricordare e allora siamo qui, 67 anni dopo la Liberazione, per ricordare chi ha sacrificato tutto ciò che aveva, fino all’estremo sacrificio della vita, per donare a tutti noi Libertà, Giustizia, Pace e Democrazia .

Ricordarsi di ricordare,sempre.
Perché senza Memoria non c’è futuro: è grande il rischio che i carnefici di ieri, riescano oggi a passare per vittime.

Si è dato per scontato che qualunque rinascita fascista sarebbe stato stroncata, ma non è così e ora dobbiamo reagire, perché esistono gli strumenti democratici per contrastare questi fenomeni e basta ricercarli nella nostra Costituzione, frutto della Lotta di Liberazione, dei sacrifici dei Partigiani e di tutti i Resistenti, che oggi avrebbero tutto il diritto di vederla applicata davvero e per intero, ponendo così fine agli attentati alla Storia e alla Memoria antifascista del nostro Paese .

Ricordarsi di ricordare, sempre.
Che ribellarsi, combattere, fare il Partigiano, non fu certo una scelta facile… ci voleva tanto coraggio e tanta rabbia per ribellarsi alla feroce dittatura fascista e alla criminale occupazione nazista .

E quel coraggio lo ebbero in tanti : chi combatteva, chi nascondeva i combattenti, chi dava loro da mangiare, chi li dissetava, chi stampava i giornali clandestini, chi li diffondeva .

Ricordarsi di ricordare, sempre.
Che chi ha combattuto ieri e chi difende la loro Memoria oggi, viene colpito dal fango dei revisionisti e dalle menzogne delle destre… ed è come uccidere di nuovo chi è già morto una volta, per dare vita e futuro a chi non l’aveva .

E allora, come nessuno deve più attentare alla Libertà, conquistata con grandi sacrifici dai Partigiani, nessuno deve più insultare e infangare la grande lotta di Popolo che è stata la Resistenza .

Noi certo non lo permetteremo e non ci arrenderemo mai.


E che parta ora l’omaggio al 25 Aprile, alla Resistenza e alla Liberazione.

Grazie a tutti.

25 APRILE 2012 - Intervento del 25 aprile in Piazza dei Martiri della Presidente Silvia Ferraro



Siamo qui a commemorare la data del 25 aprile, e ciò che rappresenta. E’ il ripetersi di un incontro che ci aiuta a ricordare un momento fondamentale della nostra Storia, la rinascita del nostro Paese, la nostra Costituzione e la libertà ma forse, mai come oggi, è anche la celebrazione necessaria di un ricordo straordinariamente importante.

Perché in Italia, paese dalla memoria storica labile e incerta, dopo 67 anni dalla Liberazione, riuscire ancora ad onorare i Partigiani che hanno combattuto e che hanno scarificato tutto per liberarci dal fascismo, è cosa francamente eccezionale.

E’ importante ricordare perché sono sempre meno coloro che possono raccontare e sempre di più coloro che danno per scontato il diritto ad essere liberi, come se fosse qualcosa acquisita per sempre e a cui non occorre pensare, mentre invece la libertà è sempre una conquista quotidiana e faticosa, perché significa rifiutare ogni forma di oppressione, di fascismo, di discriminazione e di violenza.

E’ compito nostro ricordarlo a noi stessi e a coloro che l’hanno dimenticato, riportando la memoria ai fatti che hanno visto la nascita del Fascismo e a coloro che al Fascismo si opposero pagando anche con la vita.

E’ evidente la crisi politica e sociale nella quale viviamo.
Una situazione che tende a mettere i vecchi contro i giovani e questi ultimi in uno stato di enorme difficoltà per mancanza di lavoro e per il rischio di perdere la speranza nel proprio futuro.
E’ una situazione di estremo pericolo che rischia di far divenire la paura il sentimento fondamentale e diffuso fra tutti e che assomiglia in modo inquietante a quella degli anni che videro la nascita e lo sviluppo del Fascismo in Italia.

Gli sforzi di un’Associazione come l’ANPI devono essere rivolti ad impedirlo, ad iniettare, per quanto è possibile, nella Società, la speranza che reagire, resistere sia non solo possibile ma utile e necessario.

Mai come oggi il divario tra ricchi e poveri è stato così significativo.
E la corsa al denaro, la competizione fine a se stessa, l’affermazione del potere dell’economia su ogni altro valore, sono state tanto incoraggiate.

Oggi la denuncia , l’allarme, deve estendersi al rischio di perdere ciò per cui i nostri padri hanno combattuto: una scuola per tutti, una sanità per tutti, il diritto al lavoro, diritti e doveri uguali, e soprattutto le regole democratiche e la libertà.

E non dobbiamo dimenticare che in questo momento tanti stanno combattendo contro il cancro della mafia che sta diffondendosi sempre di più nel corpo della società civile.
E tanti combattono contro le evidenti ingiustizie, costituite dal divario tra garantiti e precari, da famiglie sempre più impoverite, dall’incertezza e dall’affanno delle nuove generazioni.

Davanti a tutto questo il mondo politico arranca, sembra incapace di una reazione all’altezza del compito che dovrebbe svolgere, quasi come se avesse come primario problema la propria autoconservazione.

Per opporci davvero a tutto questo dobbiamo ricordare che il motore della Resistenza è stata l’Indignazione, il sapere dire dei no.

No ad un potere usato con brutalità e per scopi personali, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all’idea che si possa sempre accettare come normale ciò che avviene attorno a noi

Ci appelliamo alle nuove generazioni perché facciano rivivere gli ideali della Resistenza.

Diciamo loro: ora tocca a Voi.

E come scrive Stephane Hessel:

“Il nostro augurio a ciascuno di Voi è che abbiate un motivo per indignarvi. Perché ciò è fondamentale.
Perché quando qualcosa ci indigna, così come il nazi-fascismo ha indignato tanti dei nostri padri accendendo le loro coscienze e facendogli vedere con occhi nuovi la realtà che vivevano, allora diventiamo più forti e più impegnati e riusciamo a comprendere il grande corso della storia che continua grazie a ciascuno di noi e che deve essere orientato verso una maggiore giustizia e una maggiore libertà.”

Un Partigiano, nome di battaglia l’Italiano , ha scritto: “si deve vivere per qualcosa, non come anime spente.”

Così hanno fatto i Partigiani ed è l’insegnamento più importante che ci lasciano. Perciò non faremo morire la Resistenza nelle parole encomiastiche, Preferiamo amare i nostri padri, piuttosto che celebrarli. E preferiamo non nascondere il loro sangue sotto il marmo di un monumento, perché proprio quello ci aiuta a non dimenticare.

L’augurio che faccio a tutti noi è di combattere insieme contro l’indifferenza.

W il 25 aprile W la Resistenza

martedì 27 marzo 2012

L'eredità di Vittoria Giunti – Serata con Gaetano Alessi, autore del libro

Questa serata, organizzata dall’Anpi di Pianoro, nasce dal bisogno di non solo non dimenticare, ma soprattutto di non rimanere indifferenti di fronte a ciò che ci accade.
Pochi conoscono la storia e l’identità della prima donna sindaco di un piccolo comune siciliano: Santa Elisabetta a pochi chilometri di Raffadali.
Vittoria Giunti, siciliana di adozione, per scelta d’amore, partigiana e comunista , fu la prima donna a ricoprire la carica di sindaco in Sicilia e tra i primi sindaci d’Italia dopo il fascismo. La Costituzione approvata nel 48 conferiva alle donne solo la capacità elettorale attiva, ma poco dopo venne , per fortuna ,corretta attribuendo anche alle donne il diritto di essere elette.
E  grazie  a Gaetano Alessi,  sindacalista, giornalista freelance, editorialista di Articolo 21 e LiberaInformazione, direttore di Ad Est , rivista  fondata  nel 2003, della quale Vittoria Giunti è la madre spirituale, che oggi ci viene restituita la memoria storica di questa donna straordinaria.
Tutto parte da un atto d’amore, quello di Gaetano  Alessi nei confronti di Vittoria Giunti per trasmetterci  la sua straordinaria “normalità”,  e quello di Vittoria Giunti  che, fiorentina d’origine, di famiglia agiata e di tradizioni antifasciste si trasferisce prima a Roma dove frequenta l’istituto di alta matematica  e Via Panisperna , la famosa via dei ragazzi che facevano capo a Fermi, e successivamente mette  il suo cuore e la sua anima a disposizione della lotta per la libertà.
E ogni atto della sua vita successiva segue questa falsariga; avrebbe potuto non partecipare e rimanere fuori da tutte le difficoltà che successivamente avrebbe dovuto affrontare, la lotta partigiana, la paura del pericolo, della morte, ma non lo fece, per indole e formazione combatte il fascismo, ma fu una scelta di impegno, necessaria  e sentita. Partecipa successivamente a tutte le fasi che portano l’Italia  alla costituzione della Repubblica,facendo parte di diverse commissioni della Costituente tra cui quella sul voto alle donne, di cui andrà sempre fiera, dirige  la Casa della cultura di Milano è tra le fondatrici e direttrice della rivista Noi donne.
E soprattutto quando scelse, per amore di Salvatore Di Benedetto già partigiano e più tardi sindaco di Raffadali, di andare a vivere in Sicilia, dove sempre per amore delle donne e  degli uomini che combattevano contro i latifondisti e la mafia , che li fiancheggiava, iniziò una seconda Resistenza e si candidò a sindaco.
Questo per sostenere che la forza dell’Associazione che rappresentiamo l’ANPI, sta  soprattutto nell’amore per gli ideali e  per la libertà, dove la politica non è “solo far carriera” come cantava Guccini già 40 anni fa, ma è lottare per i più deboli, per avere uguaglianza di diritti e di legalità.
Dove le regole valgono per tutti, e non sono aggirabili dai potenti o dagli amici dei potenti, cosa che purtroppo accade quotidianamente in ogni luogo, che sia in un ospedale, in un tribunale o in un ufficio pubblico.
Negli anni del fascismo e dell’occupazione nazista vi furono donne che lasciarono i focolari,  i rosari, i doveri materni e si unirono alla lotta partigiana. Quella della  lotta armata, combattuta tra i boschi e le montagne, ma anche quella fatta di gesti meno eclatanti, ma altrettanto importanti, ai quali le donne, nascoste proprio dietro la loro condizione femminile, potevano dedicarsi sommessamente. E questo nostro essere così sommesse ha fatto ritenere  ai più che il nostro ruolo nella lotta partigiana  fosse marginale.

Questo fu un grande errore, perché senza le donne sarebbe stato veramente difficile vincere e riportare l’Italia alla democrazia e alla libertà.

L’apporto delle donne  fu massiccio sin dai primi momenti della lotta partigiana arrivando fino agli ultimi giorni dell’aprile 1945, con la completa liberazione del Paese. Non è possibile citare cifre che descrivano esattamente quante donne aderirono e si sacrificarono per la Resistenza perché molte di loro, appena conclusa la lotta, ritornarono in pieno alla loro vita familiare e di lavoro, scegliendo l’anonimato. Stando però ai calcoli di esperti militari si può affermare che le donne che furono impegnate in compiti ausiliari nella Resistenza italiana non furono meno di un milione, mentre, secondo le statistiche ufficiali, le cosiddette ‘partigiane combattenti’  furono circa 35 mila.

Un dato considerevole, secondo il quale ben il venti per cento dei combattenti furono donne.

Inoltre, la Resistenza fu anche il metaforico crogiuolo che vide  finalmente nascere il concetto  di emancipazione femminile che avrebbero costituito il presupposto per l’inserimento della donna nella società e l’ampliamento dei suoi diritti civili, politici e sociali.

Allo stesso tempo, però, un simile spaccato non può che far notare, con amarezza, quanto poco sia si sia fatto in tutti gli anni che ci distanziano da allora per proseguire ed accompagnare con lo stesso ritmo l’inserimento della donna nella vita politica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Solo la condivisione della memoria di queste straordinarie persone,  e Vittoria è una di loro, che hanno costruito  il nostro paese, il non rimanere indifferenti, l’indignarsi di fronte alle macerie in cui siamo piombati , ci permette di  riscoprire la nostra appartenenza comune,  la nostra cittadinanza politica, la consapevolezza di vivere in un paese dove si partecipa tra eguali per realizzare l’uguaglianza dei diritti.
 E dove tutti, uomini e donne partecipiamo alla realizzazione di tale uguaglianza.
La Resistenza non è una. Ognuno ha la sua propria, e tutte appartengono ad ognuno di noi.
Solo insieme possiamo comprendere ciò che è accaduto ieri e ciò che accade oggi, e perché.

Silvia Ferraro
Presidente A.n.p.i. di Pianoro (Bo)                                                                                      
Pianoro li 14 marzo 2012

NO alla parata fascista del 31 Marzo

Il 31 Marzo la formazione neo-fascista Forza Nuova intende scendere inpiazza a Perugia e insozzare con saluti romani e simbologia fascistala gloriosa storia democratica e antifascista del territorio. Lamanifestazione che Forza Nuova ha intenzione di svolgere a Perugia èuna palese violazione della Legge Scelba del 20 Giugno 1952 cheall’articolo 4 sancisce come colpevole di reato chi “pubblicamenteesalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le suefinalità antidemocratiche”.Forza Nuova è un organizzazione neppure troppo nascostamenteneofascista che porta avanti una pratica squadrista, fascista erazzista. L’autorizzazione ad una simile iniziativa oltre ad essereextra-legale rappresenta un atto grave perchè infanga la storia e latradizione antifascista di Perugia e dell’Umbria e costituisce unattacco ai diritti e alle conquiste realizzate dai nostri padripartigiani con la Resistenza antifascista.Chiediamo quindi al Sindaco Wladimiro Boccali e a tutti irappresentanti delle istituzioni, in nome della tradizioneantifascista e democratica di Perugia, di farsi garantidell’applicazione della Costituzione e di impedire lo svolgimento diquesta parata fascista. In caso contrario dovremmo considerarvicomplici di chi riscrive la storia, riabilita il fascismo e promuoverazzismo e guerra tra poveri.
Distinti saluti.

A.N.P.I.
Sezione Franco Bonafede
via Roma, 17
40065 Pianoro (BO)

sabato 11 febbraio 2012

La Mambro chiede il sequestro del film sul suo ultimo omicidio: “E’ lesivo”

Il cortometraggio pluripremiato ricostruisce la storia di un ragazzo di 17 anni ucciso dai Nar: per quel delitto l'autrice materiale della strage di Bologna ha collezionato il suo nono ergastolo. Ma oggi deve difendere la sua "immagine"
Diciotto minuti. Tanto dura un cortometraggio uscito lo scorso 27 settembre che ricostruisce la storia di Alessandro Caravillani, 17 anni, ucciso a Roma il 5 marzo 1982 al termine di una rapina alla Banca Nazionale del Lavoro di piazza Irnerio. Rapina messa a segno dai Nar (Nuclei Armati rivoluzionari) e quel delitto è valso il nono – l’ultimo – ergastolo a Francesca Mambro, condannata in via definitiva anche come esecutrice materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

A meno di 3 mesi dall’uscita, però, è giunta la richiesta di sequestro del corto, intitolato “Uno studente di nome Alessandro, perché “il film avrebbe leso l’immagine di colei che di quell’omicidio è stata ritenuta colpevole”. Lo afferma il regista, Enzo De Camillis, che di Caravillani era cugino e che con lui frequentava il liceo artistico di piazza Risorgimento, nella capitale, lo stesso che oggi porta il nome della giovanissima vittima del terrorismo. Se in questi giorni è in corso la richiesta di accesso al fascicolo aperto dal pubblico ministero di Roma Barbara Sargenti, la querela giunge come un fulmine a ciel sereno per regista e produttori, Fitel e l’associazione culturale Sas – Scuola Arte Spettacolo. Né Francesca Mambro né altri ex appartenenti al gruppo dell’estrema destra capitolina aveva dato segni di nervosismo. Numerose, invece, le attestazioni a favore del film di De Camillis da parte delle associazioni che riuniscono le vittime del terrorismo, a iniziare da quella bolognese sulla strage alla stazione (che ha aderito a una petizione in favore del film), e da parte delle istituzioni.

Presentato a inizio autunno al Roma Fiction Fest, il cortometraggio nel corso dei mesi è stato proiettato al Dams di Roma, alla Protomoteca del Campidoglio nel corso di un incontro sul terrorismo internazionale e al XVI municipio della capitale. Nel frattempo “Uno studente di nome Alessandro” ha passato la prima selezione ai Nastri d’Argento e agli autori è giunta una lettera del Quirinale in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso apprezzamento per la storia.

Inoltre, ancora prima dell’uscita, la polizia di Stato aveva concesso il proprio patrocinato e squadre di agenti e della scientifica avevano partecipato alle riprese della sparatoria. E ancora il ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva riconosciuto il cortometraggio come documento di cultura nazionale. Allora perché la richiesta di sequestro?

Se il regista De Camillis preferisce attendere di vedere le carte della magistratura per esprimere un giudizio di merito, intanto precisa che “io racconto una storia, non faccio un discorso politico, voglio uscire da giochi del genere. Il corto l’ho realizzato per una serie di motivi che ritengo importanti. Intanto è un monito ai politici. In questo momento, se non ascoltano le esigenze dei giovani, si rischia il terrorismo e forse già ci siamo. Ricordiamo gli scontri di piazza San Giovanni a Roma di ottobre, i proiettili che girano nelle buste e i pacchi bomba”.

Poi, in merito alla scarcerazione di Francesca Mambro, aggiunge: “Non voglio entrare nemmeno in questioni giuridiche perché uno si affida al giudizio della magistratura già formulato nel 1985. Però un cittadino una riflessione se la pone, a fronte di pene per reati meno gravi del tutto espiate e 65 suicidi nelle carceri solo lo scorso anno. Mambro è stata riconosciuta colpevole di 97 omicidi e le sono stati inflitti 9 ergastoli. Eppure è fuori, abita a 400 metri da casa mia e mi è capitato di incrociarla per caso. L’averla rivista ha riportato a galla questa storia che avevo rimosso e che ho vissuto sulla mia pelle per il legame familiare e d’amicizia con Alessandro”.

Chi era Alessandro Caravillani? “Era un ragazzo di 17 anni, correva in moto, aveva una fidanzatina e nutriva tutte le fantasie di un diciassettenne”, dice ancora De Camillis. “Non faceva politica né a sinistra né a destra. Passava di fronte a quella banca per caso: stava attraversando la strada per andare a scuola e si è trovato in mezzo a una sparatoria. Venne colpito di rimbalzo a un ginocchio e dal giaccone gli usciva il manico di un ombrello corto. In quel momento Francesca Mambro l’ha scambiato per una pistola e deve aver pensato che Alessandro fosse un poliziotto in borghese. Allora è tornata indietro e gli ha sparato alla testa. Per questo evento è stata condannata all’ultimo ergastolo”.

Ma si tratta di una storia, ribadisce il regista, da raccontare per preservare la memoria degli anni di piombo e non per ragioni di schieramento politico. “Oggi il Comune di Roma è di destra e chi sono coloro che mi hanno chiamato a presentare il cortometraggio? Sono i signori del Pdl e con tutti gli attestati che abbiamo raccolto, la querela di Francesca Mambro mi appare gratuita. Quando è uscito il corto io ero in silenzio e mi limitavo a promuoverlo, come si fa sempre. Ma a fronte di questa situazione intendo difendermi a tutti i costi perché questa difesa la ritengo un’azione culturale, al pari dell’opposizione al bavaglio del giornalisti. Questo è un modo per zittire non solo le notizie, ma anche l’autorialità dell’immagine”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/mambro-chiede-sequestro-film-ultimo-omicidio-lesivo/190610/ 

giovedì 9 febbraio 2012

Forza nuova manifesta a Bologna. L’Anpi: “Sono fuorilegge, fascisti e xenofobi”


Forza nuova manifesta a Bologna. L’Anpi: “Sono fuorilegge, fascisti e xenofobi”
I partigiani: "Quelle sono le persone che ammazzarono i nostri genitori". Già organizzato per sabato un contro presidio dalla sinistra: timori per l'ordine pubblico

Quando racconta della lotta partigiana a Ermenegildo Bugni la voce si abbassa fino quasi a sparire. “Vede, ho combattuto i fascisti da quando avevo 16 anni, sono stato più di un anno sui monti attorno a Bologna e a Modena“. Bugni, classe 1927, è stato uno dei fondatori della Libera repubblica partigiana di Montefiorino, paesino del modenese liberato dal nazi-fascismo per oltre un mese, e poi devastato dalle truppe tedesche nell’agosto del 1944. Oggi Dugni ha 85 anni ed è il segretario dell’Anpi provinciale a Bologna. Quando viene a sapere che Forza Nuova scenderà in piazza a Bologna a pochi passi dal Comune e dalle foto dei partigiani del Sacrario di Sala Borsa, Bugni non ha esitazioni. “Vuole sapere come la pensiamo? Noi dell’Anpi siamo convinti che fare manifestare Forza Nuova sia un gravissimo errore”.

Per il momento però il presidio di Forza Nuova resta confermato, e sabato alle 16 in piazza Galvani i militanti del partito di estrema destra si raduneranno “per ricordare i martiri delle foibe”. “Noi non dimentichiamo”, recita il volantino che annuncio l’iniziativa. Sotto la scritta una rosa tricolore insanguinata.

“Li conosco bene quelli lì – commenta Bugni – sono i fascisti che ho combattuto da ragazzo e che continuo a ostacolare da tutta una vita. Sono gli stessi che hanno ammazzato mio padre. Gli chieda cosa ne pensano del fascismo e del Duce, a quelli che andranno in piazza con le bandiere nere”. Ma non hanno diritto di manifestare come tutti? “Noi dell’Anpi è da sempre che diciamo che dovrebbero essere messi fuori legge. Resta il fatto che se rivendicano di essere fascisti, e a quanto mi risulta è così, dovrebbero essere tutti arrestati”. Parole forti quelle di Bugni, che in qualche modo sono state riprese anche dagli organizzatori del “presidio antifascista” di protesta contro l’annunciata manifestazione di estrema destra.

“Come antifascisti e comunisti – spiegano gli organizzatori di Rifondazione Comunista – non possiamo permettere che un’organizzazione come Forza nuova sia libera di manifestare liberamente e di diffondere i suoi messaggi di xenofobia, omofobia e di revisionismo storico. Pertanto proclamiamo un presidio antifascista aperto a gruppi e singoli cittadini che si riconoscono nella causa per manifestare il nostro dissenso contro questa iniziativa”. L’invito, fanno sapere gli organizzatori, è aperto anche a tutti i consiglieri e gli assessori della giunta comunale di Bologna, “per quanto sia inaccettabile che ci si ostini a concedere spazi pubblici ai camerati bolognesi”.
Il contro presidio, in programma dalle 15 e 30 di sabato, è convocato in piazza Maggiore.

“Attualmente non abbiamo ancora discusso di cosa fare – spiega Luca Basile, coordinatore di Sel a Bologna – Sicuramente non ci interessa una contrapposizione violenta, ma pensiamo che debba comunque essere impedito a Forza Nuova di manifestare. E’ questo il nodo non sciolto, permettere a Forza Nuova di mostrarsi pubblicamente dà visibilità all’ideologia fascista”.

Molto più cauta e attendista la posizione del Partito democratico, che per bocca del proprio segretario provinciale Raffaele Donini esprime “forte preoccupazione per la manifestazione di estrema destra”.

Il Fatto Quotidiano del 9.2.2012

mercoledì 1 febbraio 2012

IL CASO. «Inopportuna coincidenza»

Carro della Shoah, la polemica non si esaurisce - Verona 31/01/2012

Forza Nuova: «Perché le scuse?» Aned: «No al negazionismo»

Il carro della memoria piazzato in piena Bra per ricordare le vittime dell´Olocausto è uscito di scena ieri mattina. Mentre nella piazza sono rimasti gli strascichi di quella che la stessa amministrazione ha definito «un´inopportuna coincidenza», che domenica pomeriggio ha visto spuntare, proprio di fronte al vagone, un banchetto di aderenti a Forza Nuova. Un episodio che ha indignato le associazioni attive sul carro, a cui, da Palazzo Barbieri, sono arrivate le scuse per un equivoco burocratico dovuto solo a diverse tipologie di autorizzazioni rilasciate da uffici distinti. Scuse che non sono piaciute al coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia Luca Castellini, che chiede all´amministrazione perché si sarebbe dovuta scusare, e scrive: «Il Comune, invece di intervenire garantendoci la libertà di manifestare, ha goffamente pensato di giustificarsi della nostra presenza». Nel comunicato si legge anche l´ipotesi! di una querela a Gino Spiazzi, il presidente dell´associazione ex deportati di Verona che ha dichiarato che i giovani iscritti a Forza Nuova «ricordano quanto sia importante fare cultura nelle scuole». Secca la replica di Aned: «Spiazzi racconta le sofferenze vissute ed educa i giovani alla democrazia. La migliore risposta all´ignoranza e al negazionismo sono le migliaia di persone che hanno visitato il Carro». Al Comune è chiesto poi di «comprendere l´inconciliabilità della commemorazione del Giorno della Memoria con la presenza pubblica di chi ancora si pone in continuità con quell´efferato crimine».C. BAZZ.