domenica 6 novembre 2011

Varese, intitolato parco al teorico del fascismo Giovanni Gentile tra le polemiche di Anpi e Pd


Questa la targa: "Al filosofo e padre della scuola italiana, assassinato il 15 aprile 1944 negli anni tristi della guerra civile e della divisione tra gli italiani". Proteste dell'Anpi e del Pd nelle scorse settimane, ma all'inaugurazione non si presenta nessuno. Il primo cittadino leghista rivendica la scelta: "Grave che in questo Paese non siamo ancora riusciti a superare le contrapposizioni ideologiche"
“A Giovanni Gentile filosofo e padre della scuola italiana, assassinato il 15 aprile 1944 negli anni tristi della guerra civile e della divisione tra gli italiani”. Questa la scritta che da stamattina campeggia sulla targa di un giardino pubblico di Varese, tra il liceo classico e una scuola media.

Proprio quel Giovanni Gentile: filosofo, ma soprattutto teorico del fascismo, ministro dell’Istruzione all’inizio del Ventennio, sostenitore del regime, firmatario del “manifesto della razza” e repubblichino.

La giunta comunale di Varese ha scelto di procedere per l’intitolazione del giardino, sulla scorta di una proposta formulata nel 2005 dall’allora consiglio di circoscrizione. A fare da padrino all’evento, celebrato sotto una fitta pioggia, è intervenuto l’assessore Stefano Clerici (Pdl in quota ex An), sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine che hanno presidiato l’area nel timore di contestazioni da parte dei detrattori dell’iniziativa.

Non sono infatti mancate polemiche nelle scorse settimane, con obiezioni sollevate da parte degli esponenti dell’Anpi e del Partito Democratico: “Una decisione inopportuna – ha commentato nei giorni scorsi il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Fabrizio Mirabelli – è la figura di un intellettuale che ha aderito al fascismo che non ci va bene, un uomo che firmò il ‘Manifesto della razza’ e che aderì alla Repubblica sociale, non mi pare una scelta che unisca le varie sensibilità della città”. Totale disaccordo è stato espresso anche dall’Anpi varesina: “Fu ministro durante la Repubblica sociale italiana, voluta e sostenuta dal regime nazista. Questi fatti inducono le forze democratiche alla continua vigilanza sulle iniziative miranti a negare il valore della lotta di Resistenza che, unica, insieme agli eserciti alleati, ha garantito all’Italia libertà, democrazia e pace”.

Chi si aspettava presidi o contestazioni è rimasto però deluso. Alla cerimonia non si è visto nessuno, né un drappo partigiano, né uno striscione di protesta.

In compenso il sindaco di Varese, il leghista Attilio Fontana, si è detto esterrefatto per le polemiche: “E’ grave che in questo Paese non siamo ancora riusciti a superare le contrapposizioni ideologiche. Stiamo ancora a parlare di fascismo e comunismo, quando fuori dai palazzi la gente è ben al di là di tali divisioni, ideologiche appunto, “care” solo agli pseudopolitici. È vergognoso a mio parere che ci si confronti in tali termini in occasione dell’inaugurazione di un parchetto”. E, ancora: “Perché sollevare questioni di pensieri buoni e pensieri cattivi? Dobbiamo ricominciare le stucchevoli discussioni se abbia fatto più danni il comunismo o il fascismo? Io credo che al di là di qualche rigurgito neoideologico a nessuno più interessi. Nel nostro Paese i valori della democrazia e della libertà sono ormai patrimonio acquisito”.

Il fatto quotidiano del 5/11/11

Dalla parte dei deboli, dei fragili, degli umiliati.


Proprio nel 150° anniversario dell'Unità Nazionale Italiana, come Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, siamo chiamati a dare il nostro contributo per la difesa della Libertà, della Giustizia e della Costituzione nata dalla Resistenza. Siamo chiamati a fare la nostra parte per restituire speranza al Paese, per farlo uscire dall'abisso d'illegalità, ignavia, malessere e decadenza in cui ci hanno fatto precipitare gli inetti, gli incapaci e i corrotti che lo governano.
Lo spirito riformatore millantato dal governo delle destre si traduce nell'ennesimo grave attacco ai più deboli, ai più esposti, ai più fragili: le pianificazioni sui licenziamenti facili, sul lavoro sempre più precario e pericoloso, sulle pensioni irraggiungibili, colpiscono i diritti conquistati dai lavoratori in decine di anni di lotte e di sacrifici.
Il fulcro della manovra dell'attuale governo, formato da soggetti ormai screditati e decadenti, e da partiti impresentabili, non più in grado di gestire la situazione di crisi, è costruito soltanto su ricatti, tagli ed espedienti. E su menzogne.
In questo modo si crea angoscia e rabbia, si istiga alla contrapposizione e alla ribellione: chi siede al governo non vuole certo la pace, anzi sembra agognare lo scontro sociale. Per questo è estremamente necessario che chi ha responsabilità istituzionali faccia finire questa miserabile legislatura, prima che il disagio sociale aumenti e che a qualcuno venga in mente di fermare la disperazione con la forza e la repressione.
Ed è incredibile che parte dell'opposizione parlamentare consideri questa manovra soltanto iniqua, soltanto un cerotto per salvare il governo: questo è un vero e proprio massacro sociale, è sale sulle ferite dei lavoratori, dei giovani, delle donne, degli anziani disagiati, che la crisi non hanno certo prodotto e che invece stanno pagando tutta.
E nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il ceto politico al governo della Nazione ha raggiunto il record di disapprovazione e di dissenso, con relativi disaffezione e distacco dalle regole democratiche del voto: questo è gravissimo e prelude a rischi antidemocratici e totalitari. Contro questi pericoli la parte sana del Paese deve reagire: i partiti, i sindacati, le associazioni, i movimenti che hanno come punto di riferimento Ideale la Costituzione Italiana, dovranno mettere da parte divisioni, contrasti ed egoismi per costruire un fronte democratico di rinnovamento e di ricostruzione economica, politica e morale.
Altiero Spinelli sosteneva che il virus che porta al totalitarismo non appartiene alle patologie che si chiamano incurabili, contro le quali l'organismo colpito non può fare nulla: è una malattia in cui muore l'organismo che rinuncia a difendersi, quello che accetta di morire.
Per questi motivi, l'A.n.p.i. di Pianoro sosterrà tutte le iniziative di mobilitazione unitaria che abbiano come obbiettivo le ragioni del lavoro, della crescita, della difesa dei diritti, ancora una volta negati e umiliati dalle scelte di un governo spregevole, reazionario e cialtrone.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Sezione di Pianoro (Bo)

sabato 5 novembre 2011

Resistenza e revisionismo


Premio “Spadini”: la rabbia partigiana

di Luciano Ranzanici
Giorni fa, l´occasione per riparlare dello spinoso argomento Paolo Franco Comensoli l´ha colta nella presentazione, svoltasi nella sala consiliare di Cividate, della pubblicazione «Onorare i padri» curata dal vicepresidente delle Fiamme verdi di Brescia Roberto Tagliani. Qual´è il problema? Mantova ha ospitato nei giorni scorsi per la quinta volta la consegna di una borsa di studio alla memoria del maggiore Ferruccio Spadini, responsabile dell´ordine pubblico della guardia nazionale repubblicana in Valcamonica dal luglio del 1944, considerato un criminale e fucilato il 13 febbraio 1946 nel poligono di Mompiano.
La figura del fascista mantovano è tornata in auge grazie alla nipote, Barbara Spadini, e ricordata annualmente proprio attraverso un premio finanziato dalla fondazione che porta il suo nome (e avallato dall´Ufficio scolastico provinciale), mentre in Valcamonica i pochi partigiani rimasti e tanti civili ultraottantenni conservano ancora la tristissima memoria del personaggio.
In occasione della vernice bibliografica, Paolo Franco Comensoli, membro del Comitato permanente della celebrazione del 25 Aprile e custode delle testimonianze e dei valori resistenziali dello zio don Carlo, ha manifestato tutta la sua indignazione, che naturalmente è anche quella delle Fiamme verdi, per l´iniziativa che si ripete a Mantova. Particolare ancora più triste, la borsa di studio alla memoria del fascista viene assegnata a uno studente dell´Istituto comprensivo «Luisa Levi», una ragazza ebrea di 14 anni morta nel campo di sterminio di Bergen Belsen.
Alla prima «uscita» del riconoscimento, Comensoli si schierò apertamente contro l´iniziativa, e il consiglio d´istituto deliberò il ritiro del premio. Che però è stato puntualmente riproposto l´anno successivo. Il mese scorso a Mantova il riconoscimento è stato assegnato nella sede dell´Ufficio scolastico provinciale, seguito da una lettera di protesta di Guido De Carli, presidente nazionale della Federazione Volontari per la Libertà, e di Agape Nulli Quilleri, presidente delle Fiamme verdi di Brescia.
Nello scritto i due ex partigiani chiedono «a nome di tutti i caduti per la libertà, molti dei quali morti sulle montagne della Valcamonica dove operò il gerarca Spadini, ai massimi rappresentanti delle istituzioni scolastiche che si dissocino formalmente e pubblicamente dalle farneticanti rivendicazioni circa la “patente” istituzionale assegnata al premio Spadini da parte dell´Ufficio scolastico regionale e delle sue diramazioni territoriali, e altresì - continua lo scritto - che in futuro nessun organismo scolastico facente capo all´Usr della Lombardia conceda alcuna collaborazione di natura istituzionale ai promotori del premio, che ha come scopo manifesto quello di promuovere un nostalgico revisionismo neofascista».


BRESCIAOGGI, 4 NOVEMBRE 2011

venerdì 4 novembre 2011

Prati Fiscali, aggrediti militanti Pd

"Ammazzate i comunisti, poi le botte"
"Picchiati mentre affiggevano dei manifesti da una decina di persone. Uno di loro è stato identificato e denunciato. Cinque ricoverati e ferito anche capogruppo del Pd del municipio IV, Paolo Marchionne"
"Uccidete i comunisti". E poi giù le botte. Il capogruppo del Pd del municipio IV, Paolo Marchionne, e alcuni militanti democratici sono stati aggrediti questa notte a Roma, in via dei Prati Fiscali. "Un agguato squadrista - denunciano - con tanto di mazze di legno e barre d'acciaio". E' successo attorno all'1.40, mentre il gruppo stava affiggendo delle locandine contro la mafia.

"Con caschi e a volto coperto, una decina di loschi individui li hanno assaliti. In cinque sono stati ricoverati per le lesioni riportate al Sandro Pertini e al policlinico Umberto I. Avvertito dal capogruppo municipale ho raggiunto via dei Prati Fiscali - dice in una nota il consigliere Marco Palumbo - dove ho trovato Paolo Marchionne grondante sangue e anche gli altri giovani picchiati. E' stato solo grazie al tempestivo intervento di una volante dei carabinieri che gli aggressori si sono dati alla fuga. Uno di loro è stato anche identificato e denunciato. Il bollettino medico è un bollettino di guerra, con diversi punti alla testa e allo zigomo e due braccia rotte. I giovani sono stati comunque ricoverati e tenuti in osservazione per 12 ore. Quanto accaduto è di una gravità inaudita - continua - siamo stanchi davvero del clima di terrore che certi movimenti di estrema destra parafascista hanno creato nel municipio IV, e chiediamo al sindaco una risposta ferma e chiara e l'isolamento di tali gruppi". Per questo motivo è stata convocata dal Pd del IV municipio e dal gruppo consiliare municipale, con la presenza del segretario comunale Marco Miccoli, una conferenza stampa alle ore 12 presso la sede in piazza Sempione.

"Erano armati di bastoni e mazze e ci hanno picchiato. Io e altri quattro compagni siamo ricoverati in ospedale''. racconta il capogruppo del Pd in IV municipio, Paolo Marchionne. ''Eravamo in cinque, io e altri quattro ragazzi appartenenti ai Giovani Democratici del municipio e siamo stati aggrediti da una dozzina di persone mentre attaccavano manifesti contro la mafia'', ricorda Marchionne. ''Siamo stati presi a bastonate a causa della nostra appartenenza politica'', hanno detto i militanti del Pd ai carabinieri. Due dei quattro ragazzi sono stati trasportati all'Umberto I, in codice giallo e verde. Entrambi hanno riportato escoriazioni e contusioni.

"Una violenza aberrante" per il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che ha voluto esprimere tutta la mia solidarietà e quella dell'amministrazione provinciale al capogruppo del Pd del IV municipio di Roma e agli altri militanti democratici. "Giovani ragazzi che hanno a cuore la politica, l'impegno civico, il bene della città sono stati aggrediti da una 'squadraccia' che ha messo a rischio le loro vite. Così non può andare, la Capitale non può ripiombare in un clima di odio e intolleranza che ricorda una stagione cupa e dolorosa che nessuno intende tornare a vivere. A Roma deve essere sempre garantita l'agibilità democratica . continua Zingaretti - Mi auguro che gli inquirenti facciano al più presto chiarezza su quanto accaduto, in maniera decisa, individuando i responsabili e le motivazioni alla base di un atto gravissimo che merita la più ferma condanna da parte di tutte le istituzioni. In un Paese democratico è inaccettabile che non ci sia la possibilità di esprimere le proprie opinioni politiche".

"Un grave attacco squadrista, lo ha definito il vice presidente del Senato e commissario del Pd Lazio Vannino Chiti. "Un vero e proprio agguato quello di questa notte che ha visto protagoniste una decine di persone, dalle prime indiscrezioni vicine a movimenti di estrema destra. L'
aggressione a dei militanti è una vera e propria aggressione alla democrazia per questo mi auguro che si faccia sentire forte e chiara la voce di condanna da parte delle istituzioni e di tutte le forze politiche. Chiediamo infine che venga fatta piena luce sulla vicenda'', ha attaccato Umberto Marroni, capogruppo Pd in Campidoglio.

"Un episodio gravissimo, forse uno dei più  gravi avvenuti di recente, e solo per una pura causalità, una volante che è passata di là ha messo in fuga gli aggressori''. Così Marco Miccoli segretario del Pd di Roma ha commentato l'aggressione questa notte ai danni di cinque militanti del Pd. ''La matrice stavolta è chiara, gli aggressori erano preparati militarmente con caschi, spranghe e bastoni, credo saremo in grado di fornire elementi agli inquirenti per identificarli - dice Miccoli - La situazione in quarto municipio ormai è da stato d'emergenza: l'agibilità democratica manca da quando Casa Pound e altre formazioni di estrema destra si sono insediate stabilmente in quel municipio percependo un elemento di impunità''. ''Questa cosa adesso va rimossa - ha concluso il segretario del Pd di Roma - le autorità competenti devono fare del tutto per consegnare alla giustizia questi vigliacchi e per far tornare in quarto municipio l'agibilità democratica. Noi risponderemo con mobilitazioni democratiche e pacifiche ma la nostra pazienza è finita, c'è un clima pericolosissimo e intollerabile per tutta la città''. Il consigliere del Pd capitolino Dario Nanni ha chiesto al sindaco Alemanno "che il Comune si costituisca parte civile contro questi criminali figli di un clima di violenza che sta montando impetuosamente in città".

Anche il sindaco ha espresso "ferma condanna per la vile aggressione avvenuta questa notte ai danni del capogruppo del Pd del IV Municipio e di alcuni militanti; a tutti loro desidero esprimere la mia solidarietà personale e quella di tutta la cittadinanza. Roma Capitale è sempre in prima linea contro la violenza politica e - prosegue Alemanno - come abbiamo già ribadito più volte, non è tollerabile che sul suo suolo avvengano atti di questo tipo. Il IV municipio ha già saputo rispondere in passato in modo bipartisan condannando senza indugi ogni tipo di aggressione e di intolleranza". Solidarietà alle vittime anche dalla maggiornaza in Campidoglio, dall'assessore alla Mobilità, Antonello Aurigemma, al capogruppo Pdl, Luca Gramazio.

Il deputato del Pd, Enrico Gasbarra ha inviato "una interpellanza urgente al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, perché è necessario intervenire immediatamente per mettere fine a questa violenza estremista, di natura politica". Mentre per il capogrupo del Pd della Provincia di Roma Emiliano Minnucci, "le forze politiche antifasciste, le associazioni, i cittadini; tutti devono far sentire la propria voce e avviare una mobilitazione costante. Non accettiamo che la città si trasformi in covo di queste pericolose formazioni mentre il Comune resta a guardare. Sul tema presenterò oggi stesso una mozione in consiglio provinciale".

martedì 18 ottobre 2011

Serve una nuova legge Reale?

Da "625 Libro bianco sulla Legge Reale" - pp. 169-182
Ricerca sui casi di uccisione e ferimento "da legge Reale"
a cura del Centro di iniziativa Luca Rossi


Vittime della legge Reale divise per anno

Tabella 1
AnnoMortiFeritiTotale
1974 (1)71623
1975 (2)10313
197617926
1977152237
1978191029
1979204060
1980122840
1981193049
1982172744
1983122537
1984191635
1985173956
1986243357
1987223456
1988203050
1989 (3)112536
Totale254371625
Nota 1: Il 1974 è l'anno precedente all 'introduzione della legge Reale (i dati del 1974 non entrano nel computo complessivo). Nota 2: Le rilevazioni del 1975 vanno da giugno a dicembre e sono quindi da rapportare a sei mesi.
Nota 3: Le rilevazioni del 1989 sono relative ai primi sei mesi, da gennaio a giugno.

La tabella n. 1 indica la quantità dei casi verificatisi anno per anno a partire dal 1974. E' evidente che le quantità registrate presentano un andamento irregolare nel periodo dal giugno 1975 al giugno 1989, che non ci permette di definire una curva di tendenza. Se escludiamo il '75, il cui dato è rapportato solo a 6 mesi (vedi nota 2), abbiamo nel triennio dal '76 al '78 una punta massima di 37 casi nel '77 rispetto al dato medio degli anni '76 e '78 (rispettivamente 26 e 29 casi), dovuta al verificarsi di duri scontri di piazza provocati dall'intransigente e repressivo comportamento del governo e delle forze dell'ordine durante l'anno. A questo riguardo, andrebbe considerato anche il rilevante “numero oscuro" dei manifestanti feriti dai colpi delle forze dell'ordine ma non recatisi negli ospedali, onde evitare possibili conseguenze penali.
Nel 1979 il numero delle vittime giunge a 60; pur non pretendendo di fornire alcuna spiegazione a questo rilievo (tantomeno in termini di causalità meccanica), vorremmo ricordare che il '78 è un anno cruciale per le politiche di repressione: vengono emanate nuove misure di ordine pubblico; avviene il rapimento dell'on. Moro che ricompatta lo schieramento politico-istituzionale, schiacciando e riducendo ogni forma e possibilità di dissenso; si tiene il referendum che respinge la proposta abrogativa della legge Reale. Da quell'anno in poi si manifesta un trend discontinuo che però non scende mai al di sotto dei 35 casi annui.
Particolare non secondario è che dal 1985 il numero dei casi si stabilizza su punte molto elevate e possiamo notare un concomitante innalzamento dei decessi.

In 685, il “libro bianco sulla legge Reale” compilato e pubblicato nel 1990 dal Centro di Iniziativa Luca Rossi di Milano, vi sono un impressionante computo/catalogazione dei “morti da legge Reale” nel periodo 1975-90. Alcuni esempi:



“Caso n.206, 07-01-81, Roma: Laura Rendina, 28 anni… La ragazza si era fermata in auto con altri parenti vicino all’abitazione della famiglia Moro e di altri politici, quando sente battere ai finestrini e si trova puntata una pistola. Presa dal panico riparte, ma viene raggiunta da colpi sparati all’impazzata. Forze dell’ordine: Digos. Fonte: Paese Sera.”

“Caso n.208, 12-01-81, Firenze: Roberto Panicali Frosali, 32 anni… Stava ritornando in banca dopo l’intervallo a bordo del suo motoscooter, quando viene ucciso da una raffica di mitra sparata da un agente di sorveglianza, che dichiara che il colpo è partito accidentalmente, poiché il mitra si era impigliato nel giaccone. Forze dell’ordine: vigilantes. Fonte: La Nazione.”
“Caso n.233, 26-07-81, S. Benedetto del Tronto (AP): Ennio Illuminati, 35 anni… Viene ucciso da tre colpi di pistola sparati da un agente della Digos. In compagnia della sua fidanzata, non si era fermato al posto di blocco istituito da agenti in borghese e, temendo di essere vittima di maleintenzionati, aveva cercato di fuggire. Forze dell’ordine: Digos. Fonte: Radicali.”

“Caso n.338, 06-02-84, Torino: Renato Cavallaro, 44 anni… Durante l’inseguimento di un ricercato, un poliziotto in borghese a bordo di un’auto civile si ferma ad un semaforo rosso, scende e, in posizione di tiro, spara alcuni colpi. Un operaio, che si trova all’uscita di una cabina telefonica, viene ucciso. Forze dell’ordine: polizia in borghese. Fonte: La Stampa”.

“Caso n.622, 27-06-89, Nave (BS): Claudio Ghidini, 19 anni… Un’auto con tre giovani a bordo viene fermata dai carabinieri per un controllo. Un milite intima a Ghedini di salire sulla sua auto: il giovane si rifiuta per aspettare gli amici, ma viene preso a schiaffi e poi ucciso da un colpo di pistola alla testa. Forze dell’ordine: carabinieri. Fonte: Il Giorno. ”

Non è sicuramente reprimendo che si può evitare la violenza, questo tipo di violenza vistasi a Roma sabato scorso. Oggi serve che rinasca la politica, non da avanspettacolo, deve rinascere la politica che sappia dare risposte a tutta la società e non solo a una parte di essa.

La politica deve riappropriarsi di quelle tematiche che sono state abbandonate perchè non produttive in termini economici, come l'istruzione, la sanità, il diritto al lavoro.

Tematiche lasciate agli interessi dei privati e non del pubblico.

Non è un caso, che la violenza riemerga quando ai giovani e a chi non ha più speranze non vengano date risposte, gli episodi di Londra, le ribellioni delle periferie parigine nascono dalla disperazione e se non si sa ascoltare e non si sa dare risposte a questa crescente domanda, paura, disperazione non ci sarà nessuna legge Reale in grado di contrastare la violenza dei senza risposte.

Paolo Corazza




venerdì 14 ottobre 2011

Ennesimo caso di revisionismo strisciante

Radio 2 telegiornale delle 12.30, per approfondire il fatto di cronaca inerente alla seduta della camera dove le opposizioni sono uscite, il giornalista intervista il solito esperto dottorato di storia.
Si parla di "Aventino" in pochi minuti si ripercorre il significato di questo termine partendo dall'antica Roma per arrivare con poche e stringate parole all'episodio del 1924 quando i parlamentari dell'opposizione per protesta si riunirono in una sala di Montecitorio.
Lo storico ha solo parlato dell'episodio dicendo che era una protesta contro il partito che governava allora la nazione il Partito Nazionale Fascista.
Non ha precisato il perchè di questa scelta, non ha ricordato il clima di tensione all'interno del paese.
Era il 1924 a due anni dalla Marcia su Roma di Mussolini, in quell'anno si erano svolte le elezioni dove il PNF ottiene con una legge truffa il 64% dei voti.

Il 10 giugno a Roma viene assasinato Giacomo Matteotti, parlamentare socialista che aveva denunciato le violenze delle squadre fasciste alle precedenti elezioni, 

Il 13 giugno Mussolini parlò alla Camera dei deputati, affermando di non essere coinvolto, ma anzi addolorato; al termine il Presidente della Camera Alfredo Rocco aggiornò i lavori parlamentari sine die, annullando di fatto la possibilità di risposta da parte dell'opposizione all'interno del Parlamento.
Il 26 giugno i parlamentari dell'opposizione si riunirono in una sala di Montecitorio, oggi nota come sala dell'Aventino, decidendo comunemente di abbandonare i lavori parlamentari finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Giacomo Matteotti.
L'anno successivo inizia la dittatura del fascismo in Italia.

E' triste vedere in un servizio pubblico, disinformazione sugli episodi della nostra storia.

Paolo Corazza













martedì 11 ottobre 2011

La mobilitazione contro la proposta di legge 3442 (“Fontana”)

Non cessa la mobilitazione dell’ANPI per impedire che la proposta di legge 3442 - tesa a riconoscere giuridicamente, e quindi finanziare, anche quelle associazioni combattentistiche che si richiamano agli ideali della RSI - venga approvata dal Parlamento. Grazie all’impegno dei Comitati Provinciali e delle Sezioni ANPI, Consigli Comunali, Provinciali e Regionali stanno approvando Ordini del Giorno di protesta indirizzati alla Presidenza della Camera e del Senato. Abbiamo notizia di Odg di: Consiglio Provinciale di Bologna, Consiglio Comunale di Udine, Consiglio Comunale di Torino, Consiglio Provinciale di Trieste, Consiglio Comunale di Savona, Consiglio Comunale di Scandicci (FI), Consiglio Comunale di Sant’Arcangelo di Romagna (RN), Consiglio di Zona 6 di Milano, Consiglio Comunale di Civitella di Romagna (FC), Consiglio Regionale dell’Umbria, Consiglio Provinciale di Pavia. Hanno inoltre espresso solidarietà e manifestato impegno con una lettera all’ANPI il Sindaco e il Presidente della Provincia di Pistoia. Ulteriori dettagli sulla mobilitazione dell’ANPI, le prese di posizioni pubbliche del Comitato Nazionale e del Presidente Carlo Smuraglia sono disponibili su: http://www.anpi.it/a469 e su http://www.anpi.it/a492