giovedì 21 luglio 2011
giovedì 16 giugno 2011
Abbiamo avuto un quorum grande
La generosa affluenza degli italiani alle urne referendarie del 12 e 13 giugno è stata francamente sbalorditiva e tanto gratificante per chi quei referendum ha testardamente e coraggiosamente voluto : d’ora in poi nessuno potrà più contestare la volontà popolare di riprendersi beni pubblici come l’acqua, la salute e la giustizia.
Ma ora è inutile negare che era stato anche chiesto un chiaro segnale d’insofferenza verso il Premier e il suo governo di mercenari : quel segnale è arrivato forte e pesante.
E un messaggio altrettanto chiaro è arrivato alle caste della politica : dopo anni di assenteismo elettorale progressivo, dopo milioni di schede bianche e nulle, è tornato il desiderio di esprimere democraticamente la propria volontà.
Il quorum è arrivato nonostante i sabotaggi mediatici e i trucchi burocratici, facendo risaltare ancora di più il successo dei 4 SI’ : un successo arrivato soprattutto perché i partiti dell’opposizione si sono messi al servizio dei comitati referendari e dei movimenti della Società civile e non hanno preteso il contrario.
Anche Pianoro ha risposto magnificamente e con il 69 % d’ affluenza ha dimostrato di “avere un quorum” veramente grande e ha ricompensato generosamente la passione con cui il Comitato “Pianoro per 4 SI’ ai referendum” , che ha visto lavorare armonicamente assieme il PD, Rifondazione Comunista, l’Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, i Verdi, l’A.n.p.i. , la Cgil, lo Spi, l’A.r.c.i. , il circolo culturale “Un pozzo d’idee”, il Tavolo per la Pace : questa esperienza ha dimostrato, se ce ne fosse stato il bisogno, come solo con l’unità d’intenti e d’azione possono arrivare soddisfazioni e vittorie.
Il Comitato ha lavorato per quasi due mesi, con serate a tema, con eventi mirati, con banchetti ai mercati e davanti alla Coop, con volantinaggi davanti alle scuole, con il dialogo con la gente, che mai come stavolta ha dimostrato la voglia di conoscere e di partecipare a questa grande battaglia democratica.
Come gli altri protagonisti, faremo tesoro di questa bella avventura, contribuendo a mantenere vivo il Comitato e trasformandolo in sentinella del risultato referendario, come faranno anche gli altri comitati in tutto il Paese, perché non vengano disattese e vanificate le fatiche e le speranze di tanti uomini e donne: di tante belle persone che hanno combattuto e vinto questa battaglia, ma che vogliono sopratutto riconquistare il diritto ad avere un futuro migliore, per se stessi e per i propri figli.
Per la Segr. A.n.p.i. di Pianoro
Atos Benaglia
Paolo Corazza
Ma ora è inutile negare che era stato anche chiesto un chiaro segnale d’insofferenza verso il Premier e il suo governo di mercenari : quel segnale è arrivato forte e pesante.
E un messaggio altrettanto chiaro è arrivato alle caste della politica : dopo anni di assenteismo elettorale progressivo, dopo milioni di schede bianche e nulle, è tornato il desiderio di esprimere democraticamente la propria volontà.
Il quorum è arrivato nonostante i sabotaggi mediatici e i trucchi burocratici, facendo risaltare ancora di più il successo dei 4 SI’ : un successo arrivato soprattutto perché i partiti dell’opposizione si sono messi al servizio dei comitati referendari e dei movimenti della Società civile e non hanno preteso il contrario.
Anche Pianoro ha risposto magnificamente e con il 69 % d’ affluenza ha dimostrato di “avere un quorum” veramente grande e ha ricompensato generosamente la passione con cui il Comitato “Pianoro per 4 SI’ ai referendum” , che ha visto lavorare armonicamente assieme il PD, Rifondazione Comunista, l’Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, i Verdi, l’A.n.p.i. , la Cgil, lo Spi, l’A.r.c.i. , il circolo culturale “Un pozzo d’idee”, il Tavolo per la Pace : questa esperienza ha dimostrato, se ce ne fosse stato il bisogno, come solo con l’unità d’intenti e d’azione possono arrivare soddisfazioni e vittorie.
Il Comitato ha lavorato per quasi due mesi, con serate a tema, con eventi mirati, con banchetti ai mercati e davanti alla Coop, con volantinaggi davanti alle scuole, con il dialogo con la gente, che mai come stavolta ha dimostrato la voglia di conoscere e di partecipare a questa grande battaglia democratica.
Come gli altri protagonisti, faremo tesoro di questa bella avventura, contribuendo a mantenere vivo il Comitato e trasformandolo in sentinella del risultato referendario, come faranno anche gli altri comitati in tutto il Paese, perché non vengano disattese e vanificate le fatiche e le speranze di tanti uomini e donne: di tante belle persone che hanno combattuto e vinto questa battaglia, ma che vogliono sopratutto riconquistare il diritto ad avere un futuro migliore, per se stessi e per i propri figli.
Per la Segr. A.n.p.i. di Pianoro
Atos Benaglia
Paolo Corazza
giovedì 2 giugno 2011
A volte ritornano, ma forse non se ne sono mai andati
“Combattenti di Salò come i partigiani”
Il Pdl propone la parificazione.
Secondo la proposta di legge in commissione Difesa della Camera dal deputato Gregorio Fontana, le associazioni di ex repubblichini potrebbero ricevere contributi statali come l'Anpi
Repubblichini e partigiani la stessa cosa? A questo punta una proposta di legge del Pdl. Così le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò potrebbero avere lo stesso riconoscimento dell’Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali. Ma con le opposizioni è scontro.La proposta di legge, che ha in Gregorio Fontana il primo firmatario e dovrà essere votata dalla commissione Difesa della Camera, nasce dalla necessità di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l’altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente).
Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate. Ma l’elemento deflagrante è l’apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo prevede infatti che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex “belligeranti”, senza limitazioni di sorta.
Il braccio di ferro si è protratto nelle scorse sedute della commissione Difesa, allorché gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l’iter il Pd ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana.
Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati “legittimamente belligeranti”, il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale. Inoltre le associazioni sono sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per “sottrarle alla maggioranza di turno”.“Capisco che qualcuno possa dire – commenta Giacomelli – che l’omissione della dicitura ‘legittimamente belligeranti’ sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenze si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l’occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi”.
fonte Il fatto quotidiano del 01/06/2001
domenica 29 maggio 2011
50 mila blog chiusi per stampa clandestina?
All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948.
La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia e si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Giornale – è dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora?
Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci.
In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.
Ma la vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo scendere in piazza come gli Indignados spagnoli e inventarci qualcosa che faccia notizia in tutto il mondo? Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.
Che ne dite? Ci proviamo?
Fonte: “Il Fatto” (edizione on-line), 28 maggio 2011
mercoledì 25 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
lunedì 4 aprile 2011
Il 150° dell’Unità d’Italia considerazioni di un partigiano garibaldino
Cosa ha rappresentato per me, partigiano garibaldino la festa del 150mo dell'unita' d'Italia svolta il 17 marzo 2011? Prima cosa il ricordo di come il fascismo nei venti anni della sua dittatura ci presentava ed insegnava la patria sui banchi di scuola. Gli insegnanti parlavano di patria fascista, di Roma capitale del Mediterraneo, di qua e di là del mare. Ci dicevano: voi giovani siete l'aurora della vita, la speranza della patria fascista, soprattutto l'Esercito del domani. Dovevamo imparare a vivere nel disagio e pericolosamente, ciò significava essere pronti a tutto ed a qualsiasi sacrificio e pericolo. Secondo lo stile di quella nuova Italia, si doveva imparare a vivere nel “credere, obbedire, combattere”, nella disciplina e nel disinteresse personale anche della vita. Il fascismo, per ciò che riguardava il futuro, dava un netto rifiuto alla utilità e alla possibilità di una pace duratura con altri popoli, quindi respingeva il pacifismo, come segno di viltà e di rinuncia alla lotta. Solo la guerra, diceva sa sviluppare le tensioni e le energie umane, quindi imprime ai popoli il sigillo di nobiltà e di virtù. Una dottrina quindi, che partendo dal postulato pregiudiziale della pace, diceva che questa era estranea al fascismo. Una pace perciò, ribattevano gli antifascisti buona solo per i fanatici dell'unità guerrafondaia, aggressiva e preposta per la continua aggressione ad altri popoli e chi contestava questo concetto di patria finiva nelle patrie galere, al confino, o al cimitero. Noi tireremo diritto, diceva alle folle quel duce che purtroppo ancora oggi è osannato da alcuni fanatici e aggiungeva: dico queste tre parole perché so che è questo che voi volete. L'urlo di migliaia di persone che stavano ad ascoltarlo esplodeva, pauroso e pericoloso presagio per le orecchie di coloro che avversavano il fascismo fautore di quella patria. L'uso che il fascismo nel suo ventennio fece della nazione italiana servì non per unire un popolo ma per dividerlo e buttarlo nell’ignominia del mondo intero. Migliaia sono stati gli italiani che sull'esempio di coloro che fecero il primo Risorgimento, per riconquistare all'Italia la dignità perduta e dare una sana unità di patria a questo popolo, partecipando alla guerra di liberazione 1943- 45 si sono sacrificati donando il proprio sangue e la propria vita. Il dopo guerra avrebbe dovuto sancire nel nostro paese una epopea di pace con una consapevole solidale unità, ma lo scatenarsi della guerra fredda a livello mondiale ha dato possibilità e spazio ai vecchi marpioni legati al fascio, per mantenere il paese litigioso e disunito. Questo 150simo anniversario dell'unità d'Italia mi ha dato possibilità di guardare con occhio attento, ma anche con sconcerto alle tante divisioni che, seppure con motivazioni diverse, tendono a non riconoscere la vera storia di questa Italia. Con profonda tristezza, ma anche con spirito di reazione guardo a questa, per me inspiegabile anomalia. Vedo al governo di questa patria un uomo che è tutto fuorché un vero politico, con una maggioranza che lo sostiene come un dittatore al quale bisogna ubbidire e sottostare. Il mio pensiero va anche a quei cittadini che a cuor leggero lo hanno votato consegnandogli l'Italia nelle mani. Mi chiedo: vedono costoro come è governato questo Paese? E chiedo loro: vi va bene che sia stata abolita la vergogna, che prevalga il concetto dell'io egoistico, che l 'intrallazzo divenga una normalità, che l'abuso imperi? Questa destra che ci governa non è liberale ma oltranzista, e rispecchia gli insegnamenti della P2 di Licio Gelli, che mantiene i postumi della disunione e litigiosità, è la destra che con diverse facce, negli anni ha portato avanti i presupposti affinché l'Italia non diventi quella nazione a cui una sola storia ha affidato il proprio destino. Abbiamo una Carta delle regole, cioè la Costituzione, che è figlia della storia che ha riscattato il Paese dalla vergogna e dal disonore mondiale. Questo leader del governo, "inamovibile", la vuole cancellare. Mi chiedo: è possibile che la memoria della storia sia svanita dalla testa di tanti miei connazionali? Mi auguro proprio di no!.
Ermenegildo Bugni
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