sabato 11 febbraio 2012

La Mambro chiede il sequestro del film sul suo ultimo omicidio: “E’ lesivo”

Il cortometraggio pluripremiato ricostruisce la storia di un ragazzo di 17 anni ucciso dai Nar: per quel delitto l'autrice materiale della strage di Bologna ha collezionato il suo nono ergastolo. Ma oggi deve difendere la sua "immagine"
Diciotto minuti. Tanto dura un cortometraggio uscito lo scorso 27 settembre che ricostruisce la storia di Alessandro Caravillani, 17 anni, ucciso a Roma il 5 marzo 1982 al termine di una rapina alla Banca Nazionale del Lavoro di piazza Irnerio. Rapina messa a segno dai Nar (Nuclei Armati rivoluzionari) e quel delitto è valso il nono – l’ultimo – ergastolo a Francesca Mambro, condannata in via definitiva anche come esecutrice materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

A meno di 3 mesi dall’uscita, però, è giunta la richiesta di sequestro del corto, intitolato “Uno studente di nome Alessandro, perché “il film avrebbe leso l’immagine di colei che di quell’omicidio è stata ritenuta colpevole”. Lo afferma il regista, Enzo De Camillis, che di Caravillani era cugino e che con lui frequentava il liceo artistico di piazza Risorgimento, nella capitale, lo stesso che oggi porta il nome della giovanissima vittima del terrorismo. Se in questi giorni è in corso la richiesta di accesso al fascicolo aperto dal pubblico ministero di Roma Barbara Sargenti, la querela giunge come un fulmine a ciel sereno per regista e produttori, Fitel e l’associazione culturale Sas – Scuola Arte Spettacolo. Né Francesca Mambro né altri ex appartenenti al gruppo dell’estrema destra capitolina aveva dato segni di nervosismo. Numerose, invece, le attestazioni a favore del film di De Camillis da parte delle associazioni che riuniscono le vittime del terrorismo, a iniziare da quella bolognese sulla strage alla stazione (che ha aderito a una petizione in favore del film), e da parte delle istituzioni.

Presentato a inizio autunno al Roma Fiction Fest, il cortometraggio nel corso dei mesi è stato proiettato al Dams di Roma, alla Protomoteca del Campidoglio nel corso di un incontro sul terrorismo internazionale e al XVI municipio della capitale. Nel frattempo “Uno studente di nome Alessandro” ha passato la prima selezione ai Nastri d’Argento e agli autori è giunta una lettera del Quirinale in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso apprezzamento per la storia.

Inoltre, ancora prima dell’uscita, la polizia di Stato aveva concesso il proprio patrocinato e squadre di agenti e della scientifica avevano partecipato alle riprese della sparatoria. E ancora il ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva riconosciuto il cortometraggio come documento di cultura nazionale. Allora perché la richiesta di sequestro?

Se il regista De Camillis preferisce attendere di vedere le carte della magistratura per esprimere un giudizio di merito, intanto precisa che “io racconto una storia, non faccio un discorso politico, voglio uscire da giochi del genere. Il corto l’ho realizzato per una serie di motivi che ritengo importanti. Intanto è un monito ai politici. In questo momento, se non ascoltano le esigenze dei giovani, si rischia il terrorismo e forse già ci siamo. Ricordiamo gli scontri di piazza San Giovanni a Roma di ottobre, i proiettili che girano nelle buste e i pacchi bomba”.

Poi, in merito alla scarcerazione di Francesca Mambro, aggiunge: “Non voglio entrare nemmeno in questioni giuridiche perché uno si affida al giudizio della magistratura già formulato nel 1985. Però un cittadino una riflessione se la pone, a fronte di pene per reati meno gravi del tutto espiate e 65 suicidi nelle carceri solo lo scorso anno. Mambro è stata riconosciuta colpevole di 97 omicidi e le sono stati inflitti 9 ergastoli. Eppure è fuori, abita a 400 metri da casa mia e mi è capitato di incrociarla per caso. L’averla rivista ha riportato a galla questa storia che avevo rimosso e che ho vissuto sulla mia pelle per il legame familiare e d’amicizia con Alessandro”.

Chi era Alessandro Caravillani? “Era un ragazzo di 17 anni, correva in moto, aveva una fidanzatina e nutriva tutte le fantasie di un diciassettenne”, dice ancora De Camillis. “Non faceva politica né a sinistra né a destra. Passava di fronte a quella banca per caso: stava attraversando la strada per andare a scuola e si è trovato in mezzo a una sparatoria. Venne colpito di rimbalzo a un ginocchio e dal giaccone gli usciva il manico di un ombrello corto. In quel momento Francesca Mambro l’ha scambiato per una pistola e deve aver pensato che Alessandro fosse un poliziotto in borghese. Allora è tornata indietro e gli ha sparato alla testa. Per questo evento è stata condannata all’ultimo ergastolo”.

Ma si tratta di una storia, ribadisce il regista, da raccontare per preservare la memoria degli anni di piombo e non per ragioni di schieramento politico. “Oggi il Comune di Roma è di destra e chi sono coloro che mi hanno chiamato a presentare il cortometraggio? Sono i signori del Pdl e con tutti gli attestati che abbiamo raccolto, la querela di Francesca Mambro mi appare gratuita. Quando è uscito il corto io ero in silenzio e mi limitavo a promuoverlo, come si fa sempre. Ma a fronte di questa situazione intendo difendermi a tutti i costi perché questa difesa la ritengo un’azione culturale, al pari dell’opposizione al bavaglio del giornalisti. Questo è un modo per zittire non solo le notizie, ma anche l’autorialità dell’immagine”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/mambro-chiede-sequestro-film-ultimo-omicidio-lesivo/190610/ 

giovedì 9 febbraio 2012

Forza nuova manifesta a Bologna. L’Anpi: “Sono fuorilegge, fascisti e xenofobi”


Forza nuova manifesta a Bologna. L’Anpi: “Sono fuorilegge, fascisti e xenofobi”
I partigiani: "Quelle sono le persone che ammazzarono i nostri genitori". Già organizzato per sabato un contro presidio dalla sinistra: timori per l'ordine pubblico

Quando racconta della lotta partigiana a Ermenegildo Bugni la voce si abbassa fino quasi a sparire. “Vede, ho combattuto i fascisti da quando avevo 16 anni, sono stato più di un anno sui monti attorno a Bologna e a Modena“. Bugni, classe 1927, è stato uno dei fondatori della Libera repubblica partigiana di Montefiorino, paesino del modenese liberato dal nazi-fascismo per oltre un mese, e poi devastato dalle truppe tedesche nell’agosto del 1944. Oggi Dugni ha 85 anni ed è il segretario dell’Anpi provinciale a Bologna. Quando viene a sapere che Forza Nuova scenderà in piazza a Bologna a pochi passi dal Comune e dalle foto dei partigiani del Sacrario di Sala Borsa, Bugni non ha esitazioni. “Vuole sapere come la pensiamo? Noi dell’Anpi siamo convinti che fare manifestare Forza Nuova sia un gravissimo errore”.

Per il momento però il presidio di Forza Nuova resta confermato, e sabato alle 16 in piazza Galvani i militanti del partito di estrema destra si raduneranno “per ricordare i martiri delle foibe”. “Noi non dimentichiamo”, recita il volantino che annuncio l’iniziativa. Sotto la scritta una rosa tricolore insanguinata.

“Li conosco bene quelli lì – commenta Bugni – sono i fascisti che ho combattuto da ragazzo e che continuo a ostacolare da tutta una vita. Sono gli stessi che hanno ammazzato mio padre. Gli chieda cosa ne pensano del fascismo e del Duce, a quelli che andranno in piazza con le bandiere nere”. Ma non hanno diritto di manifestare come tutti? “Noi dell’Anpi è da sempre che diciamo che dovrebbero essere messi fuori legge. Resta il fatto che se rivendicano di essere fascisti, e a quanto mi risulta è così, dovrebbero essere tutti arrestati”. Parole forti quelle di Bugni, che in qualche modo sono state riprese anche dagli organizzatori del “presidio antifascista” di protesta contro l’annunciata manifestazione di estrema destra.

“Come antifascisti e comunisti – spiegano gli organizzatori di Rifondazione Comunista – non possiamo permettere che un’organizzazione come Forza nuova sia libera di manifestare liberamente e di diffondere i suoi messaggi di xenofobia, omofobia e di revisionismo storico. Pertanto proclamiamo un presidio antifascista aperto a gruppi e singoli cittadini che si riconoscono nella causa per manifestare il nostro dissenso contro questa iniziativa”. L’invito, fanno sapere gli organizzatori, è aperto anche a tutti i consiglieri e gli assessori della giunta comunale di Bologna, “per quanto sia inaccettabile che ci si ostini a concedere spazi pubblici ai camerati bolognesi”.
Il contro presidio, in programma dalle 15 e 30 di sabato, è convocato in piazza Maggiore.

“Attualmente non abbiamo ancora discusso di cosa fare – spiega Luca Basile, coordinatore di Sel a Bologna – Sicuramente non ci interessa una contrapposizione violenta, ma pensiamo che debba comunque essere impedito a Forza Nuova di manifestare. E’ questo il nodo non sciolto, permettere a Forza Nuova di mostrarsi pubblicamente dà visibilità all’ideologia fascista”.

Molto più cauta e attendista la posizione del Partito democratico, che per bocca del proprio segretario provinciale Raffaele Donini esprime “forte preoccupazione per la manifestazione di estrema destra”.

Il Fatto Quotidiano del 9.2.2012

mercoledì 1 febbraio 2012

IL CASO. «Inopportuna coincidenza»

Carro della Shoah, la polemica non si esaurisce - Verona 31/01/2012

Forza Nuova: «Perché le scuse?» Aned: «No al negazionismo»

Il carro della memoria piazzato in piena Bra per ricordare le vittime dell´Olocausto è uscito di scena ieri mattina. Mentre nella piazza sono rimasti gli strascichi di quella che la stessa amministrazione ha definito «un´inopportuna coincidenza», che domenica pomeriggio ha visto spuntare, proprio di fronte al vagone, un banchetto di aderenti a Forza Nuova. Un episodio che ha indignato le associazioni attive sul carro, a cui, da Palazzo Barbieri, sono arrivate le scuse per un equivoco burocratico dovuto solo a diverse tipologie di autorizzazioni rilasciate da uffici distinti. Scuse che non sono piaciute al coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia Luca Castellini, che chiede all´amministrazione perché si sarebbe dovuta scusare, e scrive: «Il Comune, invece di intervenire garantendoci la libertà di manifestare, ha goffamente pensato di giustificarsi della nostra presenza». Nel comunicato si legge anche l´ipotesi! di una querela a Gino Spiazzi, il presidente dell´associazione ex deportati di Verona che ha dichiarato che i giovani iscritti a Forza Nuova «ricordano quanto sia importante fare cultura nelle scuole». Secca la replica di Aned: «Spiazzi racconta le sofferenze vissute ed educa i giovani alla democrazia. La migliore risposta all´ignoranza e al negazionismo sono le migliaia di persone che hanno visitato il Carro». Al Comune è chiesto poi di «comprendere l´inconciliabilità della commemorazione del Giorno della Memoria con la presenza pubblica di chi ancora si pone in continuità con quell´efferato crimine».C. BAZZ.

lunedì 30 gennaio 2012

MEMORIA

Niente è più grave che dimenticare, in 67 anni la Memoria è stata cancellata. Navigando per blog si leggono sempre più post dedicati all'esaltazione del fascismo, della sua efficenza e di come sia ancora l'idea vincente. Non sono post di nostalgici sono post di giovani ragazzi e di persone che non hanno mai vissuto il fascismo.

Nel mio navigare mi sono imbattuto in questo post, pubblicato proprio il giorno della Memoria.

Le 100 Opere Del Duce.


E’ stato fatto più in vent’anni di Fascismo che in sessant’anni di “democrazia”. Eccone un elenco schematico: Opere sociali e sanitarie 1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184 2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158 3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841 4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653 5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277 6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798 7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055 8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312 9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928 10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397 11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827 12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768 13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264 14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e Confagricoltura); 1923 15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817 16. Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048 17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138 18. Istituto Autonomo Case Popolari 19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali 20. Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859) 21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.). I comunisti la chiamarono casa del popolo 22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro” Cesare Mori) 23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927 24. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni – studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512 25. Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni 26. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole 27. Abolizione della schiavitù in Etiopia 28. Lotta contro la malaria 29. Colonie marine, montane e solari 30. Refezione scolastica 31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni 32. Scuole professionali 33. Magistratura del Lavoro 34. Carta della Scuola Opere architettoniche e infrastrutture 35. Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano. Con la fondazione delle città di Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Alborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio e di 64 borghi rurali, 1933 – 1939 36. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo 37. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie 38. Roma: Viale della Conciliazione 39. Progetto della Metropolitana di Roma 40. Tutela paesaggistica ed idrologica 41. Impianti di illuminazione elettrica nelle città 42. Prosciugamento del Lago di Nemi (1931) per riportare alla luce navi romane 43. Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore 51 44. Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia 45. Fondazione di 16 nuove Province 46. Creazione dello Stadio dei Marmi (di fronte allo stadio si trova ancora un enorme obelisco con scritto “Mussolini Dux”) 47. Creazione quartiere dell’EUR 48. Ideazione dello stile architettonico “Impero”, ancora visibile nei palazzi pubblici delle città più grandi 49. Creazione del Centro sperimentale di Guidonia (ex Montecelio), dotata del più importante laboratorio di galleria del vento di allora (distrutto nel 1944 dalle truppe tedesche che abbandonavano Roma) 50. Costruzione di numerose dighe 51. Fondò l’istituto delle ricerche, profondo stimatore di Marconi che mise a capo dello stesso istituto grazie alla sua grandiosa invenzione della radio e dei primi esperimenti del radar, non finiti a causa della sua morte 52. Costruzione di molte università tra cui la Città università di ROMA 53. Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze 54. Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri 55. Opere eseguite in Etiopia: 60.000 operai nazionali e 160.000 indigeni srotolarono sul territorio più di 5.000 km di strade asfaltate e 1.400 km di piste camionabili. Avevano trasformato non solo Addis Abeba, ma anche oscuri villaggi in grandi centri abitati (Dessiè, Harar, Gondar, Dire, Daua). Alberghi, scuole, fognature, luce elettrica, ristoranti, collegamenti con altri centri dell’impero, telegrafo, telefono, porti, stazioni radio, aeroporti, financo cinematografi e teatri. Crearono nuovi mercati, numerose scuole per indigeni, e per gli indigeni crearono: tubercolosari, ospizi di ricovero per vecchi e inabili al lavoro, ospedali per la maternità e l’infanzia, lebbrosari. Quello di Selaclacà: oltre 700 posti letto e un grandioso istituto per studi e ricerche contro la lebbra. Crearono imprese di colonizzazione sotto forme di cooperative finanziate dallo stato, mulini, fabbriche di birra, manifatture di tabacchi, cementifici, oleifici, coltivando più di 75.000 ettari di terra. 56. Sviluppo aeronautico, navale, cantieristico Opere politiche e diplomatiche 57. Patti Lateranensi, 11/02/1929 58. Tribunale del popolo 59. Tribunale speciale 60. Emanò il codice penale (1930), il codice di procedura penale (1933, sostituito nel 1989), il codice di procedura civile (1940), il codice della navigazione (1940), il codice civile (1942) e numerose altre disposizioni vigenti ancora oggi (il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il Codice della Strada, le disposizioni relative a: polizia urbana, rurale, annonaria, edilizia, sanitaria, veterinaria, mortuaria, tributaria, demaniale e metrica) 61. Conferenza di Losanna 62. Conferenza di Locarno 63. Conferenza di Stresa 64. Patto a quattro 65. Patto anti-Comintern Opere espansionistiche 66. Riconquista della Libia 67. Conquista dell’Etiopia 68. Guerra di Spagna Opere economiche e finanziarie 69. Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.), 1932 70. Istituto Mobiliare Italiano (I.M.I.), 1933 71. Casse Rurali ed Artigiane, R.D. 26 agosto 1937, n. 1706 72. Riforma bancaria: tra il 1936 e il 1938 la Banca d’Italia passò completamente in mano pubblica e il suo Governatore assunse il ruolo di Ispettore sull’esercizio del credito e la difesa del risparmio 73. Socializzazione delle imprese. Legge della R.S.I., 1944 74. Parità aurea della lira 75. Battaglia del grano 76. 1929: crisi finanziaria mondiale. Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 11.000 nuove aule in 277 comuni, 6.000 case popolari che ospitano 215.000 persone, 3131 52 fabbricati economici popolari, 1.700 alloggi, 94 edifici pubblici, ricostruzione dei paesi terremotati, 6.400 case riparate, acquedotti, ospedali, 10 milioni di abitanti in 2493 comuni hanno avuto l’acqua assicurata, 4.500 km di sistemazione idrauliche e arginature, canale Navicelli; nel 1922 i bacini montani artificiali erano 54, nel 1932 erano arrivati a 184, aumentati 6 milioni e 663 mila k.w. e 17.000 km di linee elettriche; nel 1932 c’erano 2.048 km di ferrovie elettriche per un risparmio di 600.000 tonnellate di carbone; costruiti 6.000 km di strade statali, provinciali e comunali, 436 km di autostrade. Le prime autostrade in Italia furono la Milano-Laghi e la Serravalle-Genova (al casello di Serravalle Scrivia si trova una scultura commemorativa con scritto ancora “Anno di inizio lavori 1930, ultimato lavori 1933”) 77. Salvò dalla bancarotta l’Ansaldo, il Banco di Roma e l’Ilva (1923-24) 78. Attacco al latifondo siciliano 79. Accordi commerciali con tutti gli Stati compreso l’Urss 80. Pareggio di bilancio già dal 1924 Opere sportive e culturali 81. Costruzione dell’Autodromo di Monza, 10/09/1923 82. Fondazione di CINECITTA’ 83. Creazione dell’ente italiano audizione radiofoniche (EIAR), anno 1927 84. Primi esperimenti della televisione che risalgono all’anno 1929 per volere del Duce; nel dicembre del ’38 l’ufficio stampa dell’EIAR comunicò che nei primi mesi del ’39 sarebbero iniziati servizi regolari di televisione. Il 4 giugno 1939 alla Mostra del Leonardo ci furono alcune trasmissione sperimentali, sul Radiocorriere apparvero i programmi e persino le pubblicità di alcuni paleolitici apparecchi televisivi. Purtroppo il progetto venne abbandonato a causa dell’entrata in guerra 85. Istituzione della Mostra del Cinema di Venezia, prima manifestazione del genere al mondo, nata nel 1932 per opera del direttore dell’Istituto Luce, De Feo, e dell’ex ministro delle Finanze Giovanni Volpi di Misurata 86. Creazione dell’albo dei giornalisti, anno 1928 87. Fondazione dell’istituto LUCE, anno 1925 88. Nel 1933 appoggiò la prima trasvolata atlantica compiuta da Italo Balbo (tra l’altro, fu in quella occasione che venne inaugurata la “posta aerea”) 89. Accademia d’Italia (Marconi, Pirandello, Mascagni, ecc.) 90. Littoriali della cultura e dell’arte Opere di utilità varie 91. Registro per armi da fuoco 92. Istituzione della guardia forestale 93. Istituzione dell’archivio statale, anno 1923 94. Fondazione della FAO 95. Fondazione dei consorzi agrari 96. Annessione della Guardia di Finanza nelle forze armate 97. Istituzione di treni popolari per la domenica con il 70% di sconto, anno 1932 98. Istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco. 99. Ammodernò il Pubblico Catasto urbano e dei terreni 100. Mappò tutto il territorio nazionale compilando le mappe altimetriche usate ancora oggi, e che non sono mai state aggiornate da allora. ------- alcune norme in materia inerenti i lavoratori, ancora oggi sono in vigore. i compagnuzzi alla circe&slegati sono, se hanno un minimo di coerenza, pregati di rifiutarle.

Non ho resistito e ho dato questa risposta.

Memorie

Forse avrei dovuto rispondere in privato, forse non dovrei scrivere questa risposta, ma credo che per rispetto a tante persone che hanno creduto e in molti casi donato la loro vita sia giusto rispondere pubblicamente al tuo post dove elogi la politica di Mussolini.
Sì è vero nel ventennio si fecero tantissime leggi che ancora oggi sono in vigore, ma non voglio disquisire su questa cosa vorrei ricordare, solo ricordare quello che a volte può essere anche il rovescio della medaglia.
Non ti voglio raccontare di personaggi che sono menzionati nei libri di storia, i vari Gramsci, Matteotti, i fratelli Rosselli, ect ect di queste persone illustri storici ne hanno parlato, raccontato.
Ti voglio raccontare alcune storie di persone che la storia l’hanno fatta con la loro pelle o con le loro scelte di vita. Storie che non conosce nessuno o le conoscono in pochi.
Tante sono state le persone che per dignità non hanno parlato della loro vita, non per paura ma perché per raccontare queste cose le devi maturare dentro di te.
Come le conosco? Perché mi piace la ricerca storica, mi piace incontrare queste persone e cercare di capire, per loro sarebbe stato molto più facile adeguarsi a quello che succedeva ma non lo fecero.
Ti parlo di un mio paesano, un mezzadro si chiamava Emilio Bassi, non condivideva le idee fasciste, non era politicamente impegnato e la sua colpa fu di dire apertamente quello che pensava. Beh, il 19 giugno del 1921 (prima della marcia su Roma) una locale sezione di sostenitori del fascismo organizzarono una spedizione punitiva. Irruppero nella sua casa e, davanti alla moglie e ai figli, lo bastonarono a morte.
Ti parlo di Sereno Ghio, un insegnate di greco presso un liceo di Brescia, socialista attivo e che rifiuto la tessera del partito fascista condannandosi al licenziamento e all’interdizione all’insegnamento nelle scuole del Regno. Passò la sua vita facendo ripetizioni agli studenti, ma non riuscì mai più ad insegnare in una scuola.
Ti parlo di Gualtiero Milla operaio delle ferrovie dello Stato, che diffuse nel 1932 dei volantini sul posto di lavoro inneggianti allo sciopero per i diritti dei lavoratori, fu incarcerato per questo “crimine” e fu processato fece 11 anni di confino in un piccolo paese del meridione. Solo per avere distribuito dei volantini.
Ti parlo di Mario Milla, mio nonno, visse una vita tranquilla da borghese fino al 1938. Nell’elenco dei provvedimenti ti sei scordato di una serie di piccole leggi passate alla storia come Leggi Razziali, da allora mio nonno girò con un piccolo distintivo giallo sul petto perché era di razza ebraica. Lui era anche un pellicciaio e aveva un negozio in via Rizzoli, per chi non conosce Bologna è la via centrale più importante della città. Sulla sua vetrina dovette apporre un cartello QUESTO E’ UN NEGOZIO EBREO, ti lascio immaginare come andarono gli affari dopo. Ma non ci fu solo un problema economico, nel 1943 dovette anche scappare dalla città e, grazie ad una famiglia di contadini di Minerbio, si nascose per quasi 2 anni in questo casolare di campagna.
Ci fu anche un periodo che visse nascosto sotto una botola per evitare che le spie fasciste o i militari tedeschi lo invitassero ad una gita in Germania.
Ti voglio parlare di Ledovino Bonafede, un mio paesano recentemente scomparso, lui era figlio di un mezzadro che non si iscrisse mai al partito fascista e la sua famiglia campò con i lavori saltuari che riusciva a trovare. La sua non fu solo una vita di stenti a causa del poco lavoro ma anche vissuta pericolosamente, perché chi non era iscritto al partito era segnalato e spesso a queste persone gli facevano visite “mediche” a base di olio di ricino e di bastone.
Dopo l’8 settembre Ledovino scelsce di andare in montagna, ma non poteva combattere perché da piccolo aveva avuto un incidente che lo faceva zoppicare. Gli fecero fare la staffetta, per chi non lo sapesse le staffette erano i collegamenti tra le brigate partigiane e i comandi, per la Stella Rossa.
Grazie a una soffiata di una spia fascista fu catturato e portato ad Ingegneria (nella facoltà di ingegneria nel periodo 1943-1945 c’erano nelle cantine le carceri per i partigiani) e conobbe Tartarotti (il torturatore delle Camice Nere); fu torturato e ti assicuro che mentre raccontava piangeva, anzi eravamo tutti e due con le lacrime agli occhi, ma non parlò non fece un nome. Fu liberato dopo un mese perché secondo le camice nere non aveva delle informazioni e pensarono ad uno sbaglio.
Ti potrei raccontare ancora di tante altre persone che ho incontrato, ma il post è già lungo e non vorrei tediare.
Ma personalmente ad uno stato efficiente come il tuo preferisco questa nazione, con tutti i suoi difetti e tutte le sue contraddizioni, perché posso scrivere queste cose e parlare liberamente.



Sono sempre più convinto che non si debba "abbassare la guardia" e come dico da anni portare fuori dalle bacheche e dalle biblioteche la Storia, perchè la Memoria ridiventi viva.


Paolo Corazza








venerdì 27 gennaio 2012

10.000

10.000 ebrei italiani furono deportati in Germania nei campi di sterminio a fine guerra solo 640 riuscirono a tornare.
In questa Giornata della Memoria, che ricorda il dramma dell’Olocausto, un omaggio a tutti gli ebrei italiani che non tornarono.
Quando si pensa o si parla di Olocuasto l’immagine che viene alla mente è sempre quella dei campi di sterminio nazisti, ma anche in Italia vi fu una politica di persecuzione razziale a partire dal 1938 con l’emanazione delle Leggi Razziali.
Leggi che uccisero la vita civile di migliaia di ebrei italiani, allontanandoli dalla vita attiva del paese.
Un ebreo non poteva più insegnare, essere un commerciante, doveva essere identificato con una stella gialla sui vestiti, se aveva una attività doveva segnalare che era un negozio ebreo.
La nostra coscienza nazionale si è sempre nascosta dietro la facciata ipocrita, de “Italiani brava gente”, ma a partire dell’8 settembre questa maschera cadde e anche gli italiani parteciparono attivamente all’anninetamento della razza ebraica.
Furono attivi nella deportazione, creando campi di smistamento per gli ebrei, i detenuti politici, prigionieri di guerra. Un campo tristemente famoso fu quello di Fossoli nel modenese.

“Istituito dagli italiani nel maggio 1942 come campo per prigionieri di guerra inglesi, viene occupato dopo l'8 settembre 1943 dai nazisti, attratti da strutture in muratura di recente costruzione e dalla posizione geografica che fa di Fossoli un punto strategico sulla via ferroviaria che porta al nord, verso i campi della morte. Il Campo viene ceduto, fino alla fine del 1943, alla neonata Repubblica Sociale che ne fa un centro di raccolta provinciale per ebrei, in ottemperanza ai dettami della Carta di Verona. Dal gennaio 1944 subentra la gestione diretta da parte delle SS e si attiva il processo di deportazione: Fossoli diventa campo poliziesco e di transito per prigionieri politici e razziali destinati ai Lager del nord Europa. Dalla stazione di Carpi partono, in sette mesi di attività del campo, 8 convogli ferroviari, 5 dei quali destinati ad Auschwitz. Sul primo diretto verso questa meta, il 22 febbraio, viaggia anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di "Se questo e un uomo" e nella poesia "Tramonto a Fossoli". Il convoglio giunge ad Auschwitz il 26 febbraio; Primo Levi è tra i 95 uomini (su circa 600) che superarono la prima selezione e viene immatricolato nel Campo col numero 174517.” (Fonte Fondazione Fossoli)

In Italia fu creato anche un lager a Trieste nella risiera di San Sabba.

È stato uno dei tanti campi di concentramento in Italia . In esso le autorità tedesche compirono uccisioni, in un primo momento mediante gas (usando i motori diesel degli autocarri), in seguito per fucilazione o con colpo di mazza alla nuca. Nel campo di sterminio italiano si contano una camera a gas e un forno crematorio. Questo forno venne ricavato da un essiccatoio in cui veniva asciugato il riso; all'interno di esso potevano morire 1000/1100 persone alla volta a causa dell'elevatissima temperatura alta del calore all'interno. Qui i cadaveri bruciavano e diventavano polvere e cenere in meno di 1 minuto. Oggi la risiera è un vero e proprio museo. Metà del campo venne distrutto dai soldati nazifascisti.
Il complesso di edifici che costituivano lo stabilimento per la pilatura del riso era stato costruito nel 1913 nel rione di San Sabba, alla periferia della città e fu trasformato inizialmente in un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre: venne denominato Stalag 339.
Successivamente, al termine dell'ottobre 1943, il complesso diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), utilizzato come centro di raccolta di detenuti in attesa di essere deportati in Germania ed in Polonia e come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a morte. Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.
L'impianto venne utilizzato per lo smaltimento dei cadaveri e la sua prima utilizzazione si ebbe il 4 aprile 1944 con la cremazione di una settantina di cadaveri di ostaggi fucilati il giorno precedente in località limitrofe Villa Opicina (Trieste).
Questo luogo è di assoluta importanza in quanto fu l'unico campo di deportazione dell'Europa meridionale. Il forno crematorio e la connessa ciminiera furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini ma il crematorio e la ciminiera sono stati ricostruiti dai prigionieri testimoni del campo. Tra le rovine furono ritrovate ossa e ceneri umane. Sul medesimo luogo, a ricordo, sorge oggi una struttura commemorativa costituita da una piastra metallica sul posto dove sorge il forno crematorio e da una stele che ricorda la presenza della ciminiera.

Quando nel 1945 il mondo venne a conoscenza di questi crimini, si disse che non dovevano più accadere, ma un nuovo vento di razzismo sta attraversando l’Europa. Nuove razzie contro i deboli sono ritornate nella cronaca quotidiana, gli incendi dei campi rom, le discriminazioni conto i diversi. Se veramente si vuole evitare di ricadere in questi orrori non si può e non si deve relegare a solo questa giornata la Memoria.

sabato 21 gennaio 2012

La Lega nord prova a mettere il bavaglio al web


Il deputato del Carroccio Fava ha fatto approvare un emendamento alla Legge comunitaria: “qualunque soggetto interessato” e non più solo la magistratura, può chiedere ad un provider di “rimuovere contenuti online ritenuti illeciti dal richiedente”
Dopo il sequestro di Megaupload e la risposta di Anonymous, la “prima guerra digitale” è una hashtag caldissima su Twitter. Di “guerra” si parla perchè la chiusura del sito di condivisione  è stata vista da molti visto come una risposta repressiva alle proteste contro il Sopa, la legge americana che, con la scusa di combattere la pirateria online, mette di fatto il bavaglio al web. La questione ci riguarda da vicino, ora anche l’Italia entra in un clima d’allerta: è già in Parlamento un’altro emendamento che potrebbe trasformarsi nell’ennesimo tentativo di imbrigliare la Rete anche a casa nostra.

Come segnalato dal giurista nostro blogger e vero “cane da guardia” delle libertà digitali, Guido Scorza, il deputato della Lega Nord Giovanni Fava ha presentato e fatto approvare un emendamento alla Legge comunitaria da lunedì all’esame della Camera.

Il provveidemento prevede che “qualunque soggetto interessato” e non più solo l’autorità giudiziaria o amministrativa, possa chiedere ad un fornitore di servizi Internet di rimuovere contenuti pubblicati online e ritenuti illeciti dal soggetto richiedente”. La questione suona tecnica, ma riguarda da vicino tantissimi siti.

Adesso un contenuto online può essere chiuso solo con un intervento di un magistrato. Se la nuova legge passasse alla Camera, chiunque ­- a cominciare naturalmente dai detentori di diritti – potrebbe rivolgersi ai provider per imporre una serrata di siti che contengono “contenuti illeciti” (una definizione tra l’altro molto vaga). Questo: 1) metterebbe a rischio ingolfamento il funzionamento di migliaia di siti, a cominciare da Google, YouTube, Facebook, ecc.; 2) Metterebbe nelle mani dei detentori dei diritti (e non solo) uno strumento molto potente, che potrebbe prestarsi anche a censure arbitrarie; 3) annullerebbe  la direttiva europea sul commercio elettronico che prevede la “neutralità” dei provider e dei fornitori di servizi.

Per Scorza, la proposta leghista “ricalca, molto da vicino, il disegno di legge in discussione dinanzi al Congresso degli Stati Uniti che, nelle scorse ore, ha provocato il più grande e riuscito sciopero della storia del web. Il SOPA, in italiano, si scrive FAVA”.

Rilancia la sua denucia Libertiamo, l’associazione che fa capo a Benedetto Della Vedova che promette battaglia in Parlamento facendo sapere che presenterà un contro-emendamento per abrogare la “Sopa” italiana.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/fava-sopa-italiana-nuovo-bavaglio-titolo-bozza/185352/ 

mercoledì 18 gennaio 2012

Quella bandiera nazista a Treviso

Issata su un pennone, una bandiera con la svastica, tra lo stupore (e l'indignazione) dei residenti. Accade a Revine Lago (Treviso), dove, da questa mattina, sventola il vessillo del nazismo. Secondo quanto riferisce il giornale on-line "Oggi Treviso", la bandiera è stata collocata sul tetto di una casa privata, in via Marconi, la strada principale del piccolo comune veneto.

Lo scorso mese di settembre, Revine Lago aveva ospitato un raduno europeo di skinhead: "Ritorno a Camelot 2011". Oltre 1500 "camerati", da tutta Italia ed Europa, chiamate a raccolta dal Veneto Fronte Skinkead. Meeting che venne duramente contestato dall'Anpi di Treviso. E, secondo quanto riportato sul web da alcuni internauti del posto, proprio a settembre il proprietario di quell'abitazione aveva ricevuto dei soldi dagli skinhead per collocare sul tetto della sua casa la loro bandiera.  "E' una persona che ha seri problemi, magari ha voluto fare una bravata", scrivono alcuni compaesani, mentre molti sollecitano le autorità ad intervenire per farla rimuovere il prima possibile.
(Marco Pasqua)